L’Autodromo Nazionale di Monza è un circuito automobilistico internazionale situato all’interno del Parco di Monza. È tra gli autodromi permanenti più antichi al mondo, insieme a IndianapolisSpa-Francorchamps,Brooklands e a Montlhéry ed è famoso oltre i confini nazionali per ospitare il Gran Premio d’Italia di Formula 1organizzato dall’Automobile Club di Milano quasi ininterrottamente dal 1922.

Oltre alla Formula 1 e altre categorie automobilistiche sul circuito lombardo si svolge anche un annuale gran premio del Campionato mondiale Superbike.

Dal 1991, con le modifiche al circuito di Silverstone, il tracciato brianzolo è il più veloce tra quelli iridati: l’attuale record ufficiale del circuito è stato stabilito nelle prove del Gran Premio d’Italia 2004 da Rubens Barrichello alla media di 257,320 km/h.

Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Monza
Dati generali
Inaugurazione 1922
Lunghezza 5 793[1] m
Curve 12
Categorie
                  Formula 1
                 GP2 Series
                 GP3 Series
Altre serie Superbike
Formula 1
Tempo record 1’21″046[1]
Stabilito da Rubens Barrichello
su Ferrari
il 12 settembre 2004

 

Le origini

La costruzione dell’autodromo fu decisa nel gennaio del 1922 dall’Automobile Club di Milano per commemorare il venticinquesimo anniversario dalla fondazione[2]. Fu costituita la società SIAS (Società Incremento Automobilismo e Sport) a capitale privato e presieduta dal senatore Silvio Crespi. I lavori iniziarono il 15 maggio e in soli 110 giorni fu completato. Il primo giro completo di pista fu percorso il 28 luglio da Pietro Bordino e Felice Nazzaro su una Fiat 570.[3]

Si trattava del terzo circuito permanente realizzato al mondo, preceduto solo dalla pista americanadi Indianapolis (1909) e da quella inglese di Brooklands (1907), oggi non più esistente essendo caduta in disuso nel 1939 alla vigilia della secondo conflitto mondiale e definitivamente chiusa nel1945.

Il progetto preliminare[4] prevedeva un tracciato a forma di “otto” della lunghezza di 14 km ma, a causa dell’impatto sul Parco Reale, si decise invece di approvare un progetto che utilizzasse in gran parte le preesistenti strade del Parco e limitasse l’abbattimento degli alberi[5].

Tale progetto, redatto dall’ingegner Arturo Mercanti, allora direttore dell’Automobile Club di Milano, dall’ingegner Alfredo Rosselli e dall’ingegner Piero Puricelli, prevedeva un circuito costituito da due anelli che potevano essere utilizzati insieme, alternando un giro dell’uno a un giro dell’altro (il rettilineo d’arrivo era in comune e, in questo caso, veniva diviso in due corsie), oppure separatamente: una pista stradale di 5.500 metri con sette curve, e un anello di alta velocità di forma ovale con due curve sopraelevate, lungo 4.500 metri.

Nei primi anni il Gran Premio d’Italia si svolse sul circuito completo di 10 km. Nel 1928 il pilotaEmilio Materassi perse il controllo dell’auto sul rettilineo d’arrivo e piombò in mezzo al pubblico assiepato a bordo pista uccidendo 20 spettatori e ferendone oltre 40. Nel 1933, durante la seconda batteria del Gran Premio di Monza (gara di contorno che seguiva il più importante Gran Premio d’Italia), al primo giro, il pilota Giuseppe Campari scivolò su una macchia d’olio all’ingresso della curva sopraelevata sud e uscì di strada, rovesciandosi nel fossato che fiancheggiava la pista e morendo sul colpo. Sulla stessa macchia d’olio, alle sue spalle, uscirono di pista anche Borzacchini, Castelbarco e Barbieri: il primo, soccorso ancora vivo, morì poco dopo, mentre gli altri due ne uscirono quasi illesi. Nonostante le proteste degli spettatori la gara non venne interrotta e durante la finale, in un secondo incidente nello stesso punto della pista, perse la vita anche il pilota Czaykowski. A seguito di questi gravissimi incidenti vennero effettuate diverse variazioni al tracciato per ridurne la velocità.

Il Circuito Florio

Il tracciato dal 1939 al 1954, con “curve del porfido” al posto della “Curva Sud”+Rettifilo Centrale

Una di queste è il Circuito Florio, disegnato dal conte Vincenzo Florio nel 1935[senza fonte], che unisce in modo originale tratti dell’Anello di alta velocità e dello Stradale, interrotti da variechicanes.

Nel 1939 fu rifatta gran parte della pista. L’anello di alta velocità fu demolito, e la pista stradale fu modificata spostando più avanti la “Curva del Vialone” che adesso non immetteva più le auto sul vialone centrale del parco, ma su un nuovo rettilineo più lungo e parallelo a quello di cui sopra. Posto più a ridosso dei box questo nuovo rettilineo (denominato Rettifilo Centrale) conduceva a due nuove curve a gomito che immettevano sul rettilineo d’arrivo, sostituendo l’originaria curva sud, collocate all’altezza della vecchiaSopraelevata Sud. La lunghezza del circuito diventò di 6.300 metri.

Dal 1939 al 1954 venne utilizzato, esclusivamente per test automobilistici e di pneumatici, il Circuito Pirelli, lungo 4600 metri ed 1utilizzato in senso orario. Sfruttava il Rettifilo delle tribune ed il Rettifilo centrale ed era raccordato dalle dueCurve Sud o curve Vedano e dalla Curva Nord-Est, considerata unica come denominazione, ma in realtà tracciata con due raggi differenti all’interno della attuale Curva Grande. Sia le curve Vedano che quella Nord-Est erano pavimentate in porfido data soprattutto la valenza di tracciato test per i materiali.

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